Architettura Militare

La Rocca Ubaldinesca è un capolavoro, unico nel suo genere, di architettura militare Rinascimentale.
Opera dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439 – 1502), la costruzione è costituita da una compatta massa in pietra e mattoni, sinuosa e fortemente scarpata per rendere difficili gli eventuali assalti nemici e rotondeggiante per opporsi ai colpi portati dall’uso delle “nuove” armi da fuoco, bombarde e colubrine.


Bombarde nella Rocca


La Rocca Ubaldinesca è stata edificata nella seconda metà del XV sec. In quel periodo Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, aveva sconfitto definitivamente il suo rivale, Conte Sigismondo Pandolfo Malatesta di Rimini nella battaglia del Cesano (1463). Federico, divenuto signore del Montefeltro, per rendere più sicuri i confini del Ducato fece costruire rocche e fortificazioni affidando l´incarico al grande architetto senese. La fortezza voluta da Federico da Montefeltro è subito concessa, assieme al territorio circostante, ad Ottaviano degli Ubaldini della Carda, consigliere e fratello del duca Federico (Ubaldini) da Montefeltro, il cui ricordo è affidato ai numerosi emblemi che ancora oggi sono presenti in vari ambienti del fortilizio.


Non ultimata durante la signoria di Ottaviano, la rocca fu terminata dalla famiglia Doria di Genova alla quale i Duchi avevano concesso, a partire dal 1511, la contea di Sassocorvaro; il segno tangibile del passaggio di questa nobile schiatta ligure si avverte principalmente nel susseguirsi di stemmi e acronimi riferibili al primo Conte Doria di Sassocorvaro, Filippino, braccio destro di Andrea Doria.


Con l’estinzione del ramo sassocorvarese dei Doria nel 1626 il territorio di Sassocorvaro passò direttamente allo Stato Pontificio, preludio della completa annessione del Ducato di Urbino che avrà luogo nel 1631. Con il passaggio alla Santa Sede la fortezza fu data in enfiteusi a varie famiglie nobili sia locali che forestiere. Solo nel 1706 l’intera struttura fu concessa ad un sassocorvarese, Giovanni Cristoforo Battelli, Arcivescovo d’Amasia, Bibliotecario privato e Cameriere segreto del pontefice urbinate Clemente XI Albani. A Monsignor Battelli si deve il totale restauro della rocca, restauro ricordato in due lapidi poste sotto la loggia che sovrasta il cortile d’onore; in particolare a Monsignor Battelli si debbono la cappella e la piccola biblioteca che ancora oggi custodisce la scansia lignea settecentesca, aimè spogliata dei volumi appartenuti all’Arcivescovo. Passata dopo l’Unità d’Italia al comune di Sassocorvaro essa fu modificata internamente costruendo, all’interno di un grande salone, il teatro comunale, raffinatissimo ambiente decorato nel 1895 dal pittore sassocorvarese Enrico Mancini (1867-1917) seguendo uno stile di chiara impronta neoclassica, un classicismo tuttavia contaminato da elementi tipicamente liberty.