Teatro della Rocca Ubaldinesca

Teatro della Rocca Ubaldinesca

Teatro della Rocca Ubaldinesca


Il Teatro della Rocca Ubaldinesca è un vero e proprio gioiello, ricavato all’interno di quello che fu il salone maggiore del fortilizio, dopo l’Unità d’Italia in seguito al passaggio di proprietà al Comune di Sassocorvaro. Con tanto di balconate e palchettone centrale, il tutto riccamente decorato nel 1895 dal pittore sassocorvarese Enrico Mancini (1867-1917) seguendo uno stile di chiara impronta neoclassica, un classicismo tuttavia contaminato da elementi tipicamente liberty.

Oggi ospita la stagione teatrale a cura dell’associazione LIMA Laboratorio Indipendente Musica e Arte, in collaborazione con la ProLoco di Sassocorvaro.

Arca dell’Arte

Arca dell’Arte

Operazione Salvataggio


L’arte di salvare l’arte.
Pasquale Rotondi e il Salvataggio delle Opere d’arte durante la Seconda Guerra Mondiale.

“Il ricordo della vita segreta dei 6.509 capolavori salvati nella Rocca di Sassocorvaro e nel Palazzo dei Principi a Carpegna, nei 5 anni, 3 mesi e 8 giorni di permanenza nel Montefeltro marchigiano, mentre fuori divampava la guerra, non potrà mai essere cancellato”, scriveva così nel suo diario Pasquale Rotondi, il protagonista dell’ Operazione Salvataggio, della più grande concentrazione di opere d’arte mai messa insieme nella storia dell’umanità.

Nato ad Arpino nel 1909, Pasquale Rotondi è principalmente uno studioso d’arte. Nel 1939 è a Urbino, nominato Soprintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche, quando viene incaricato dal Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai su idea del funzionario Giulio Carlo Argan – amico di Rotondi – di individuare, trasportare e custodire in un luogo sicuro un cospicuo numero di opere d’arte per proteggerle dai rischi della guerra imminente. Tale operazione di salvataggio, condotta nella massima segretezza ed avventurosamente coordinata da Rotondi nel corso dell’intero conflitto, permise di salvaguardare da distruzioni e razzie quello che fu da lui stesso definito “il raggruppamento di opere d’arte più importante mai realizzato al mondo”, quasi diecimila quadri e tesori provenienti dalle Marche, da Roma, Venezia e Milano.

Al termine del conflitto, Pasquale Rotondi rimane in Urbino fino al 1949, poi è  sovrintendente a Genova e, dal 1961 al 1973, è direttore dell’Istituto Centrale del Restauro. Nel 1973 è consulente del Vaticano per il restauro della Cappella Sistina. Rotondi muore a Roma nel 1991, all’età di 81 anni. Pochi giorni prima era salito sui ponteggi per controllare i lavori sul Giudizio Universale.

Grazie allo straordinario impegno e al coraggio di Pasquale Rotondi, un uomo che ha speso la sua vita per l’arte, come lo ha definito Giulio Carlo Argan, è stato istituito, nell’ambito del progetto Arca dell’Arte, il Premio Rotondi ai salvatori dell’Arte. L’iniziativa vuole gettare un ponte ideale tra passato, presente e futuro, per ricordarci che la salvaguardia dei beni artistici richiede l’impegno di tutti, nessuno escluso.
Il Premio internazionale, articolato in quattro sezioni (Marche, Italia, Europa, Mondo) più un Premio speciale della Giuria, è assegnato ogni anno ai protagonisti di esemplari azioni di salvataggio del patrimonio artistico in ogni angolo del mondo.

 

Montefeltro e Malatesta

Montefeltro e Malatesta

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Il cortile d’onore della Rocca si presenta con un loggiato su due lati. Sul cortile si affacciano la rampa elicoidale, la loggia e le sale del piano terra e del piano nobile. La scala cosiddetta “a chiocciola” è stata magistralmente inserita dal Martini all’interno della torre malatestiana preesistente, per consentire il collegamento con il piano nobile superiore. Le sale del pianterreno erano destinate al corpo di guardia ed adibite a cucina e magazzini, mentre le stanze del piano superiore erano abitate dal signore del castello. In evidenza il basamento della Torre Malatestiana, struttura mattone faccia a vista inglobata armoniosamente nel complesso definitivo della Rocca ma ancora visibile dal Cortile.

La Torre prende il nome dai Malatesta Signori di Rimini contrapposti ai Montefeltro di Urbino.

 

Giardino pensile

Giardino pensile

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Architettura Militare

Architettura Militare

La Rocca Ubaldinesca è un capolavoro, unico nel suo genere, di architettura militare Rinascimentale.
Opera dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439 – 1502), la costruzione è costituita da una compatta massa in pietra e mattoni, sinuosa e fortemente scarpata per rendere difficili gli eventuali assalti nemici e rotondeggiante per opporsi ai colpi portati dall’uso delle “nuove” armi da fuoco, bombarde e colubrine.


Bombarde nella Rocca


La Rocca Ubaldinesca è stata edificata nella seconda metà del XV sec. In quel periodo Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, aveva sconfitto definitivamente il suo rivale, Conte Sigismondo Pandolfo Malatesta di Rimini nella battaglia del Cesano (1463). Federico, divenuto signore del Montefeltro, per rendere più sicuri i confini del Ducato fece costruire rocche e fortificazioni affidando l´incarico al grande architetto senese. La fortezza voluta da Federico da Montefeltro è subito concessa, assieme al territorio circostante, ad Ottaviano degli Ubaldini della Carda, consigliere e fratello del duca Federico (Ubaldini) da Montefeltro, il cui ricordo è affidato ai numerosi emblemi che ancora oggi sono presenti in vari ambienti del fortilizio.


Non ultimata durante la signoria di Ottaviano, la rocca fu terminata dalla famiglia Doria di Genova alla quale i Duchi avevano concesso, a partire dal 1511, la contea di Sassocorvaro; il segno tangibile del passaggio di questa nobile schiatta ligure si avverte principalmente nel susseguirsi di stemmi e acronimi riferibili al primo Conte Doria di Sassocorvaro, Filippino, braccio destro di Andrea Doria.


Con l’estinzione del ramo sassocorvarese dei Doria nel 1626 il territorio di Sassocorvaro passò direttamente allo Stato Pontificio, preludio della completa annessione del Ducato di Urbino che avrà luogo nel 1631. Con il passaggio alla Santa Sede la fortezza fu data in enfiteusi a varie famiglie nobili sia locali che forestiere. Solo nel 1706 l’intera struttura fu concessa ad un sassocorvarese, Giovanni Cristoforo Battelli, Arcivescovo d’Amasia, Bibliotecario privato e Cameriere segreto del pontefice urbinate Clemente XI Albani. A Monsignor Battelli si deve il totale restauro della rocca, restauro ricordato in due lapidi poste sotto la loggia che sovrasta il cortile d’onore; in particolare a Monsignor Battelli si debbono la cappella e la piccola biblioteca che ancora oggi custodisce la scansia lignea settecentesca, aimè spogliata dei volumi appartenuti all’Arcivescovo. Passata dopo l’Unità d’Italia al comune di Sassocorvaro essa fu modificata internamente costruendo, all’interno di un grande salone, il teatro comunale, raffinatissimo ambiente decorato nel 1895 dal pittore sassocorvarese Enrico Mancini (1867-1917) seguendo uno stile di chiara impronta neoclassica, un classicismo tuttavia contaminato da elementi tipicamente liberty.